Un gruppo Facebook dedicato alle adozioni clandestine è stato utilizzato come punto d’incontro per un accordo volto alla consegna di un neonato a Gondomar, in Portogallo, in cambio di 2.500 €. Il caso ha portato a tre condanne per tratta di esseri umani, dopo che le autorità hanno scoperto false dichiarazioni di paternità intese ad aggirare le procedure legali di adozione.
Secondo il Jornal de Notícias e un atto d’accusa descritto dalla Procura della Repubblica, la donna coinvolta aveva annunciato online nel 2023, mentre viveva ancora in Brasile, che avrebbe partorito bambini in cambio di denaro. Nel dicembre dello stesso anno, quando era già incinta del suo partner, raggiunse un accordo con una coppia.
Il bambino è nato in casa il 21 gennaio 2024, senza assistenza medica. Dopo aver avuto complicazioni in seguito al parto, la madre è stata ricoverata in ospedale. Lì identificò l’uomo della coppia come padre del bambino, e lui confermò la dichiarazione. Secondo i procuratori, l’obiettivo era registrarlo come padre e consentire in seguito l’adozione da parte della sua compagna.
Il bambino è stato consegnato alla coppia diversi giorni dopo le dimissioni della madre, e il pagamento è stato effettuato. I dubbi sulla paternità hanno in seguito portato all’intervento della Procura della Repubblica. I test del DNA hanno identificato il partner della madre come padre biologico, contraddicendo la registrazione ufficiale.
Il bambino è stato tolto alla coppia e il procedimento di protezione ha portato a un collocamento ai fini dell’adozione disposto dal tribunale.
La madre è stata condannata a 21 mesi di reclusione e all’espulsione dal Paese. La donna della coppia ha ricevuto una pena di un anno con sospensione condizionale, mentre l’uomo è stato condannato a 18 mesi con sospensione condizionale. La difesa della madre sta valutando un ricorso alla Corte d’Appello di Porto.
Il caso ha evidenziato come il social network sia stato utilizzato per mettere in contatto le parti, mentre false dichiarazioni di paternità sono servite a dare al trasferimento del bambino l’apparenza di un’adozione legale.
Fonti: Pplware.