Decine di clienti di Banco CTT avrebbero perso migliaia di euro a causa di trasferimenti che sostengono di non aver autorizzato. La Polícia Judiciária (PJ) portoghese sta indagando sulle denunce, che hanno anche sollevato interrogativi sulle responsabilità delle banche quando i clienti sono presi di mira da truffe di phishing e ingegneria sociale.
Una cliente ha presentato un reclamo alla Banca del Portogallo chiedendo la restituzione di 1.200 €. Secondo il suo racconto, qualcuno le ha chiesto dei codici per installare l’app della banca su un telefono sconosciuto. Cinque successivi tentativi di trasferimento verso IBAN spagnoli sono stati stornati, ma la cliente sostiene che i fondi rimanenti siano stati poi trasferiti prima su un conto associato e in seguito su un IBAN italiano.
Il reclamo menziona anche una sospetta richiesta di credito e un trasferimento effettuato a un orario insolito. La cliente sostiene che la banca avrebbe dovuto bloccare il conto e contattarla, ma afferma che non lo ha fatto.
Interpellata da Correio da Manhã sui singoli casi, Banco CTT ha rifiutato di commentare, invocando il segreto bancario e la protezione dei dati. La banca ha riconosciuto un aumento delle campagne di phishing e ingegneria sociale e ha dichiarato di stare rafforzando le misure di prevenzione e monitoraggio delle frodi. Ha inoltre affermato di aver intensificato gli avvisi ai clienti tramite SMS, notifiche dell’app ed e-mail.
L’articolo cita anche una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, datata 15 ottobre 2026. Secondo quanto riportato, in linea di principio una banca deve rimborsare immediatamente un cliente per un pagamento non autorizzato e comunque entro la fine del giorno lavorativo successivo a quello in cui ne è venuta a conoscenza o ha ricevuto la notifica, a condizione che il cliente lo segnali senza indebito ritardo.
Secondo la sentenza, come descritta nell’articolo, una banca non può rifiutare il rimborso per il solo fatto di ritenere che il cliente abbia agito con colpa grave, per esempio inserendo le proprie credenziali su un sito web falso. Tuttavia, dopo aver rimborsato il cliente, la banca può cercare di recuperare il denaro se dimostra che il cliente ha agito intenzionalmente o con colpa grave. L’articolo afferma che il rimborso può essere sospeso soltanto quando sussistono ragionevoli motivi per sospettare che il cliente abbia commesso una frode e che la banca debba comunicarli per iscritto all’autorità nazionale competente.
Banco CTT non ha chiarito se intenda applicare questa regola ai clienti coinvolti.
Fonti: Pplware.