Il 21 ottobre, Fouad Matin, che dirige le attività di preparazione e sicurezza informatica di OpenAI, avrebbe dovuto trascorrere la serata festeggiando il compleanno con gli amici. Invece, aveva dormito circa due ore mentre coordinava le risposte a due vulnerabilità critiche scoperte dall’intelligenza artificiale. Le falle rappresentavano una minaccia per infrastrutture internet ampiamente utilizzate e avevano coinvolto ricercatori di sicurezza di aziende tecnologiche, start-up e agenzie governative negli Stati Uniti e all’estero.
Quelle vulnerabilità non erano gli unici problemi che richiedevano attenzione. Matin aveva inoltre altre falle rilevate dall’intelligenza artificiale in attesa di essere corrette. OpenAI dispone di diversi team di sicurezza informatica e sta dedicando ingenti risorse di calcolo all’identificazione e alla risoluzione delle debolezze del software.
Lo sviluppo riflette un cambiamento più ampio nella sicurezza informatica. I sistemi di intelligenza artificiale sono diventati capaci di individuare rapidamente le falle nel software, creando un’ampia lista arretrata di problemi per gli ingegneri, che devono ripararli prima che gli aggressori possano sfruttarli. Le aziende stanno dedicando tempo e risorse aggiuntivi alla gestione delle vulnerabilità, mentre alcuni professionisti del settore tecnologico sono sempre più preoccupati per la portata della sfida.
OpenAI ha iniziato a utilizzare la propria tecnologia a maggio per analizzare il software open source, ampiamente utilizzato perché è gratuito e sostiene gran parte di internet. L’azienda ha dichiarato che i suoi ricercatori interni ed esterni avevano utilizzato i suoi modelli per identificare più di 1.300 bug.
Matin ha affermato che l’intelligenza artificiale stava portando alla luce quella che ha descritto come un’ampia gamma di vulnerabilità. Ha sostenuto che le aziende di intelligenza artificiale hanno la responsabilità di individuare e risolvere questi problemi, con l’obiettivo di analizzare e correggere la maggior quantità possibile del software mondiale.
Fonti: The New York Times Technology.