I think tank associati ai partiti progressisti di Spagna, Germania, Francia, Italia e Portogallo chiedono che il Kids Act proposto dall’Unione europea vada oltre i limiti di età e le restrizioni sul tempo trascorso davanti allo schermo. Il loro argomento principale è che la regolamentazione dovrebbe modificare i prodotti e le condizioni di mercato che determinano le esperienze online dei bambini, invece di attribuire la responsabilità soprattutto ai minori e ai loro genitori.
L’iniziativa della Commissione europea, presentata a settembre, mira a ridurre i potenziali danni legati ai social network, ai videogiochi online e ai chatbot basati sull’intelligenza artificiale come ChatGPT, Claude e Gemini. Le proposte includono il divieto di accesso per i minori di 13 anni, l’introduzione graduale ai servizi online e la limitazione dell’esposizione agli schermi a un’ora al giorno fino all’età di 15 anni. La proposta è ancora in attesa di approvazione.
I think tank vogliono che la legislazione includa l’interoperabilità. Ciò consentirebbe agli utenti di una piattaforma di accedere a un’altra, leggendo e scrivendo contenuti, senza aprire un nuovo account o abbandonare il servizio che già utilizzano. A loro avviso, questo potrebbe rendere le piattaforme meno chiuse e ridurre la dipendenza degli utenti da un unico spazio digitale.
Il dibattito è stato ospitato a Valencia dal 2 al 4 settembre dalla Fundación Avanza, un’organizzazione legata al PSOE spagnolo. Il suo direttore generale, Berna León, ha dichiarato che l’incontro mirava ad aiutare i partiti politici ad analizzare la questione più approfonditamente. Dopo tre giorni di colloqui, le organizzazioni partecipanti hanno preparato un documento che intendono presentare a Bruxelles ai membri del Parlamento europeo appartenenti a diversi gruppi politici.
Il documento sostiene che le restrizioni rivolte ai minori saranno insufficienti a meno che le aziende non debbano affrontare incentivi più forti a modificare il proprio comportamento. Afferma che le norme proposte dovrebbero avere poteri di applicazione sufficienti a scoraggiare le imprese che hanno violato ripetutamente le regolamentazioni e considerato le sanzioni come un normale costo operativo.
I think tank sottolineano inoltre quello che descrivono come uno squilibrio di potere tra le grandi aziende tecnologiche e le istituzioni pubbliche. Secondo il documento, le aziende combinano ingenti risorse economiche, accesso diretto alla politica e contratti pubblici che possono creare dipendenza istituzionale. Il testo osserva che i governi europei assegnano contratti tecnologici per un valore di centinaia di milioni di euro ad aziende che stanno anche cercando di regolamentare.
Per le organizzazioni coinvolte, l’interoperabilità potrebbe contribuire a ridurre il potere di mercato delle principali piattaforme. León ha sostenuto che potrebbe rendere possibile accedere a un servizio senza dipendere interamente dal suo sistema di registrazione e potrebbe limitare l’esposizione degli utenti al sistema di raccomandazione della piattaforma stessa. Ha aggiunto che in passato le aziende tecnologiche avevano sostenuto che l’interoperabilità fosse tecnicamente impraticabile, ma che i progressi nell’intelligenza artificiale avevano cambiato la situazione.
Le proposte includono inoltre l’obbligo per ogni servizio digitale lanciato sul mercato di superare un’ispezione che certifichi la sua sicurezza per i minori. A loro avviso, la Commissione europea dovrebbe avere il potere di sospendere preventivamente le funzioni dannose e di imporre sanzioni abbastanza elevate da rendere il loro pagamento una spesa aziendale inaccettabile.
Il documento raccomanda inoltre di eliminare i cosiddetti mini-account per i ragazzi di 13 e 14 anni, che richiedono il consenso dei genitori. I suoi autori sostengono che la responsabilità di rendere sicuro un prodotto digitale dovrebbe ricadere sulla piattaforma, non sui genitori.
Il dibattito si svolge mentre la Commissione sottolinea la quantità di tempo che i giovani trascorrono online. Ursula von der Leyen ha dichiarato che i giovani in Europa trascorrono in media dalle quattro alle sei ore al giorno davanti agli schermi, mentre coloro che hanno iniziato a usare i social network prima dei 10 anni trascorrono online circa sette o otto ore ogni giorno.
Fonti: El País Tecnología.