Il boom del turismo in Giappone sta riportando l’attenzione sull’industria del sesso del Paese. Lo yen più debole e il richiamo esercitato dal Paese sui visitatori internazionali hanno contribuito ad attirare turisti da tutta l’Asia, dall’Europa e dalle Americhe, aumentando al contempo le tensioni nei rapporti tra visitatori e residenti locali. Gli effetti si avvertono anche al di fuori degli hotel e delle attrazioni più frequentate, compresi i quartieri della vita notturna di Tokyo.

A Kabukichō, una zona centrale di Tokyo nota per i suoi bar, i locali di karaoke e i club, le donne sono sempre più visibili mentre offrono prestazioni sessuali negli spazi pubblici. Questa forma di prostituzione di strada, nota come tachinbo, si distingue dalle attività consolidate che operano nell’industria del sesso giapponese, tra cui i bar a tema, i soapland e i saloni rosa.

Secondo alcune notizie, il numero di donne in cerca di clienti nella zona è aumentato dopo la pandemia. In un precedente resoconto dell’EFE si descriveva il passaggio dalle tre o quattro donne che si radunavano in un parco locale prima della crisi sanitaria alle diverse decine che lo facevano in seguito, con l’attività che si è estesa alle aree vicine. L’anno scorso la polizia metropolitana di Tokyo ha arrestato 112 donne nel quartiere, anche se non è chiaro il numero totale di quelle che lavorano in strada.

Anche i visitatori stranieri sono entrati nel dibattito. L’AFP ha riferito che alcuni turisti, tra cui persone provenienti dalla Corea del Sud, dalla Cina, dagli Stati Uniti e dall’Europa, visitavano Ōkubo dopo aver visto video sulle donne che vi lavorano. Una donna ha raccontato all’agenzia che circa la metà dei suoi clienti proveniva dall’estero e che alcuni usavano app di traduzione per chiedere i prezzi. Anche i video pubblicati su piattaforme come TikTok e Bilibili hanno attirato l’attenzione sulla zona.

La tendenza ha suscitato un dibattito sull’eventualità che il Giappone stia diventando una destinazione per il turismo sessuale e sull’opportunità di modificare le sue leggi. La principale norma del Paese, la Legge sulla prevenzione della prostituzione del 1956, punisce la richiesta di prestazioni sessuali. Human Rights Watch afferma che la legge riguarda sia i clienti sia le persone che si prostituiscono, ma che la sua applicazione fa ricadere gran parte del peso sulle donne, che possono essere multate e condannate fino a sei mesi di carcere.

Chi invoca una riforma non è d’accordo su cosa dovrebbe comportare. Alcuni sostengono che i clienti dovrebbero essere sanzionati, mentre altri avvertono che un’applicazione più rigorosa potrebbe spingere le persone che si prostituiscono ancora più nell’illegalità e rendere loro più difficile denunciare gli abusi. La crescita della prostituzione di strada e la sua visibilità online hanno reso il dibattito più urgente.

Fonti: Xataka.