L’Assemblea Nazionale francese ha approvato venerdì, con 11 voti contro 10, un emendamento che imporrebbe una tassa di 5,5 centesimi di euro per ogni gigabyte fornito agli utenti francesi di Internet da fornitori di contenuti come Netflix, Google e Meta. La votazione ha già suscitato critiche e incertezza sul futuro della misura.

Éric Coquerel, presidente della commissione Finanze di LFI, ha dichiarato su X che il suo sostegno è stato il risultato di un errore di voto. Ha spiegato che gli emendamenti riguardanti le grandi aziende tecnologiche erano stati votati in rapida successione e che due deputati di LFI avevano premuto il pulsante sbagliato su una misura che, a suo avviso, fa pagare gli utenti anziché le piattaforme.

Coquerel ha detto di aver chiesto la correzione del suo voto. I due voti sono stati decisivi: con due astensioni aggiuntive, l’emendamento sarebbe stato respinto con 9 voti contro 10. Il registro delle votazioni mostra che gli altri quattro deputati di LFI presenti si sono astenuti, mentre Coquerel e il deputato del Rodano Abdelkader Lahmar hanno votato a favore.

Una nota della comunità aggiunta al post di Coquerel ha messo in dubbio questa spiegazione, sottolineando che aveva cofirmato un emendamento simile durante le discussioni sul bilancio del 2025. Presentata nell’ottobre 2024 dalla deputata di LFI Marianne Maximi, quella proposta mirava a tassare i dati che transitano attraverso i fornitori di servizi Internet a 100 euro per terabit. È stata ritirata senza dibattito.

La proposta precedente equivaleva a 80 centesimi di euro per gigabyte, quasi 15 volte la tariffa approvata venerdì. Questo precedente non dimostra che Coquerel abbia deliberatamente sostenuto l’ultimo emendamento, ma fornisce un contesto alla sua posizione sulla questione.

I deputati dovrebbero votare sull’intera sezione delle entrate del bilancio martedì 3 novembre. Se l’emendamento sarà respinto, il disegno di legge originario del governo passerà al Senato senza gli emendamenti adottati, che è l’esito previsto da Coquerel. Se sopravviverà, la tassa dovrà comunque essere approvata dal Senato, dove i Repubblicani detengono la maggioranza, e il governo potrebbe eliminarla invocando l’articolo 49.3.

La misura ha inoltre suscitato critiche da parte di esponenti del settore. Il fondatore di Free, Xavier Niel, ha definito su X i deputati che l’hanno sostenuta “ignoranti e incompetenti”. Secondo i dati citati nel servizio, la tassa ammonterebbe a 11,55 € per il download di GTA 6 da 210 GB e a quasi 40 centesimi per un’ora di streaming Netflix in 4K. Octave Klaba, fondatore di OVHcloud, ha stimato che il prelievo potrebbe costare alla sua azienda fino a 70 milioni di euro all’anno.

Fonti: Numerama.