Gli storici discutono da tempo su quanto la Germania nazista fosse vicina a ottenere una reazione nucleare autosostenuta nel suo ultimo progetto di reattore, noto come pila B8. Werner Heisenberg, che dirigeva i lavori, disse che il gruppo era vicino al risultato e aveva bisogno soltanto di un po’ più di uranio. Ma un nuovo articolo pubblicato su PNAS Nexus sostiene che il progetto non disponeva di uranio e acqua pesante sufficienti per far funzionare il reattore previsto dal design.
La ricerca è nata dall’impegno del fisico Timothy Koeth di ricostruire le origini di un cubo di uranio che aveva ricevuto nel 2013. Koeth, fisico dell’Università del Maryland e coautore dell’articolo, lo riconobbe come uno dei cubi usati dagli scienziati tedeschi nel loro tentativo di costruire un reattore. Oggi si sa che ne esistono soltanto 14.
Koeth e l’allora dottoranda Miriam “Mimi” Hiebert iniziarono a rintracciare i cubi e, entro il 2019, ne localizzarono dieci negli Stati Uniti. Tra questi c’erano esemplari conservati allo Smithsonian e ad Harvard, dove, secondo quanto riferito, uno veniva mostrato agli studenti dei corsi introduttivi di fisica.
La valutazione del nuovo studio indica che la carenza non si sarebbe risolta semplicemente aggiungendo una piccola quantità di uranio: i materiali disponibili non erano sufficienti perché il progetto B8 raggiungesse la criticità.
Fonti: Ars Technica.
