L’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti (EPA) ha interrotto il programma per sviluppare metodi di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico prodotto dagli allevamenti intensivi, ponendo fine a oltre due decenni di iniziative discontinue per regolamentare queste strutture ai sensi del Clean Air Act. L’annuncio è arrivato poco prima delle elezioni di metà mandato e l’agenzia ha descritto la decisione come un sollievo atteso da tempo per gli agricoltori.
Gli allevamenti intensivi, o CAFO (Concentrated Animal Feeding Operations), possono rilasciare inquinanti provenienti dai rifiuti animali attraverso le ventole di aerazione e le grandi lagune di effluenti liquidi. Tra le emissioni figurano il particolato fine, l’ammoniaca, gli ossidi di azoto, il biossido di zolfo e i composti organici volatili. Le ricerche citate nel rapporto collegano le emissioni di queste strutture a quasi 12.700 decessi ogni anno negli Stati Uniti.
In generale, i CAFO sono tenuti a ottenere permessi ai sensi del Clean Air Act e a dichiarare le proprie emissioni in base a due leggi federali: il Comprehensive Environmental Response, Compensation, and Liability Act e l’Emergency Planning and Community Right-to-Know Act. Tuttavia, un accordo tra l’EPA e l’industria zootecnica ha esentato le strutture aderenti da tali obblighi per oltre 20 anni.
L’accordo ha avuto inizio nei primi anni 2000, dopo che l’EPA aveva cercato di perseguire i CAFO per aver superato i limiti relativi ad alcuni inquinanti. I rappresentanti dell’industria sostenevano che non esistessero metodi di misurazione adeguati. L’agenzia ha quindi collaborato con gruppi del settore a un Air Consent Agreement, che garantiva a migliaia di CAFO protezione da azioni legali in cambio della partecipazione a uno studio finanziato dall’industria.
Secondo i critici, la decisione dell’EPA di abbandonare il programma di monitoraggio lascia di fatto l’agenzia senza strumenti per far rispettare i requisiti del Clean Air Act negli allevamenti intensivi.
Fonti: Ars Technica.