Nature ha pubblicato uno studio secondo cui diversi metodi comunemente utilizzati per misurare la rivalutazione cognitiva non sembrano cogliere la stessa capacità sottostante. Il risultato è rilevante perché i risultati negativi sono spesso difficili da pubblicare, in particolare quando uno studio non conferma una relazione attesa.
La rivalutazione cognitiva è un processo utilizzato nella terapia cognitivo-comportamentale, o CBT. Consiste nel riconsiderare una situazione che ha provocato una risposta emotiva negativa e nell’interpretarla in un modo che ne riduca l’impatto emotivo. La capacità di utilizzare questa strategia è stata associata alla resilienza emotiva.
Poiché la rivalutazione cognitiva è importante per la CBT, i ricercatori hanno utilizzato diversi approcci per studiarla. Questi includono l’esame dell’attività cerebrale, la richiesta ai partecipanti di compilare questionari e la misurazione delle loro risposte emotive durante compiti specifici.
Una vasta collaborazione internazionale ha valutato tre indicatori ampiamente utilizzati: questionari sui tratti, valutazioni affettive raccolte dopo che i partecipanti avevano tentato la rivalutazione in un compito e la riduzione dell’attività dell’amigdala durante la rivalutazione. I ricercatori hanno affermato che spesso si presume che queste misure rappresentino aspetti correlati della capacità di rivalutazione.
I risultati dello studio indicano che le misure non concordano in modo coerente. Ciò suggerisce che attualmente i ricercatori non dispongono di un metodo affidabile e unificato per valutare l’impatto o l’efficacia della rivalutazione cognitiva, nonostante la sua importanza come concetto alla base di un importante approccio terapeutico.
Fonti: Ars Technica.