L’avvocato Mark Lanier sostiene che, per chiamare le società di social media a rispondere delle proprie azioni, potrebbe essere necessaria una pressione legale e pubblica costante. Mercoledì, intervenendo al WIRED World Fair, l’ha detto senza mezzi termini: «Penso che basti prenderli a bastonate».

Lanier ha guidato il primo caso di dipendenza dai social media arrivato a processo, conclusosi a marzo con una sentenza contro Meta e Google. Al ricorrente sono stati riconosciuti 6 milioni di dollari di risarcimento, un risultato che Lanier ha definito una vittoria simbolica se paragonata alla portata finanziaria delle società.

Ha affermato che i casi promossi dai procuratori generali a nome dei rispettivi Stati potrebbero avere un impatto maggiore. In un processo iniziato ad agosto, i procuratori generali di diversi Stati, tra cui l’Arkansas, hanno accusato Meta di non aver protetto i giovani utenti. Lo studio di Lanier ha agito come consulente legale esterno per l’Arkansas.

A pochi giorni dall’inizio del processo, Meta ha accettato un accordo che prevede un pagamento fino a 16,7 miliardi di dollari a 51 Stati e territori degli Stati Uniti. La società ha inoltre promesso di apportare modifiche all’uso di Instagram e Facebook da parte degli adolescenti, tra cui un limite predefinito di due ore. TikTok ha accettato limiti analoghi in un accordo raggiunto a settembre in Alabama.

Lanier ha riconosciuto che una società potrebbe considerare anche accordi e sentenze da miliardi di dollari come un costo dell’attività d’impresa. Ha però sostenuto che le cause legali possono anche influenzare il modo in cui il pubblico e i dipendenti vedono le piattaforme di social media. Ha affermato che una maggiore consapevolezza delle azioni delle società, seguita da richieste di responsabilità, può contribuire a realizzare un cambiamento.

Fonti: WIRED.